Forestiero… eccoci finalmente sulla sommità della Torre. Da quassù lo sguardo corre lontano, in ogni direzione. Oggi come allora, questo luogo domina il paesaggio della valle del Crati e controlla strade, colline e passaggi. Ma questa altezza non serviva soltanto ad avvistare il nemico. La Torre parlava con altre Torri. Eccola lì, forestiero… se volgi il tuo sguardo verso nord-ovest puoi ancora distinguere la Torre di Malvito, il presidio “gemello” che dialogava con questo attraverso segnali di fuoco, fumo e luce. Nei tempi di guerra nessuna Torre era davvero sola. Nelle giornate limpide gli uomini di guardia potevano comunicare a distanza mantenendo un contatto costante con gli altri presìdi del territorio. In questo modo castelli e torri formavano una vera rete di controllo capace di sorvegliare il Regno e difenderne i confini. Osserva ancora questa architettura. La forma cilindrica del mastio, le poche aperture, l’accesso sopraelevato, le caditoie e il sistema difensivo che hai attraversato raccontano chiaramente la sua origine angioina. Torri simili sorgono in molte terre del Mezzogiorno. La Torre della Bruca a Velia, fondata nel XIII secolo. Le fortificazioni di Bominaco, ricostruite sotto Carlo II d’Angiò. E ancora i mastii di Fossa e Trasacco, in Abruzzo, così simili nella forma e nella funzione a questa che ci ospita. Comprendere questa Torre significa allora comprendere qualcosa di più grande: un vasto sistema difensivo che nel Medioevo univa paesi, uomini e territori lontani sotto un’unica idea di potere, controllo e architettura militare. Ma vedi, forestiero… le pietre da sole non bastano a custodire la memoria. Sono gli uomini a dare vita alle Torri. Gli uomini che le costruiscono. Gli uomini che le difendono. Gli uomini che, secoli dopo, tornano a salirvi per ascoltarne ancora la voce. Ed ora che sei giunto fin quassù, anche tu porti con te un frammento di questa storia. Prima che io ti lasci andare, forestiero, devi sapere un’ultima cosa. Io, Raynaldo lo scutifer, non sono soltanto una voce evocata da queste mura. Sono esistito davvero. Nei registri della cancelleria angioina infatti, ancora oggi potete leggere: “Castrum Sancti Marci custoditur per Raynaldum fabrum scutiferum contergium non habentem terram in Regno”. Il castello di San Marco è custodito da Raynaldo fabbro e scutifero, uomo senza terre nel Regno. Ed è forse per questo che la Torre è rimasta la mia casa. Che il vento della Torre accompagni il tuo cammino, forestiero… e che queste mura possano restare vive ancora a lungo, nel ricordo di chi le attraversa.
07
Lo Sguardo sul Territorio e l'eredità Angioina
Sommità — Punto Panoramico