Eccoci sul secondo ponte di legno, quello che conduce all’ingresso della Torre. Ma bada bene, forestiero: ai miei tempi questo ponte non esisteva. Per raggiungere quella porta si usava soltanto una scala a pioli rimovibile, che veniva ritirata in caso di pericolo. Immagina la fatica degli uomini d’arme costretti a salire fin quassù con armature, viveri e fascine sulle spalle. Ora guarda dritto sopra la porta d’ingresso. Vedi quel blasone scolpito nella pietra? È lo stemma della famiglia Sangineto. Per molto tempo si credette appartenesse ai Sanseverino, che divennero signori di San Marco solo molti anni dopo, ma gli studiosi hanno riconosciuto che fu invece la casata dei Sangineto a volere questa Torre. Sul cilindro murario vi sono tre scudi identici: questo sopra l’ingresso, uno rivolto verso Altomonte e un altro orientato verso Sangineto, il feudo d’origine della famiglia. È come se la pietra stessa dichiarasse il dominio del lignaggio sul territorio. Fu probabilmente Filippo Sangineto, conte di Altomonte, a completare la costruzione della Torre nella prima metà del Trecento. Ora aguzza la vista sulla destra della porta, appena fuori dalla staccionata del ponte… ma fai attenzione a non sporgerti troppo. Là puoi vedere un concio scolpito dove il tempo non ha ancora cancellato il segno della maestranza che costruì queste mura. Accanto alla lettera “F”, iniziale forse del verbo latino facit, cioè “fece”, o del suo benevolo finanziatore, Filippo Sangineto, compare infatti il simbolo degli scalpellini: una sorta di doppia X maiuscola con la parte superiore chiusa, stilizzazione delle lame degli scalpelli usati dai maestri muratori. Era il segno lasciato da chi modellava queste pietre con i propri scalpelli, quasi una firma affidata alla memoria della Torre. Ma ora basta sostare all’esterno. Statemi vicino… ed entriamo nella Torre senza esitazione.
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Sul Ponte Alto
Ponte in legno - l'ingresso della Torre