Forestiero, siamo finalmente all’interno delle mura. Ai miei tempi non ti sarebbe stato così semplice entrare: una guardia ti avrebbe trafitto con un colpo secco di balestra ancor prima di mettere piede nel cortile. Vieni, affacciamoci. Da quassù voglio mostrarti San Marco. L’antica civitas medievale si organizzava attorno a due poli distinti, specchio del potere militare, civile e religioso. A settentrione, sulla collina della motta, sorgeva il cuore del potere. Fu lì che Roberto il Guiscardo fece edificare il primo castello normanno di Calabria dopo aver lasciato Scribla, come ricorda il monaco Goffredo Malaterra: “Castrum Sancti Marci firmavit”. Ai piedi della motta sorgeva invece la chiesa di San Nicola di Mira, oggi Cattedrale, edificata iuxta civitatem et extra moenia, accanto alla città ma fuori dalle mura, secondo l’antico uso. Verso sud, lungo la direttrice che oggi attraversa Piazza Selvaggi e Piazza Umberto, l’abitato terminava nel rione Casalicchio, proprio qui sotto di noi. Ed è in questo punto strategico che venne edificata la Torre: ultimo bastione dell’abitato, presidio difensivo e luogo privilegiato d’avvistamento. I registri della cancelleria angioina ci danno indizi sulla costruzione di torri e fortificazioni che ci fa supporre che questa Torre fu costruita tra la fine del XIII e il XIV secolo, negli anni della lunga guerra tra Angioini e Aragonesi per il dominio del Regno. Non era un edificio isolato, ma il cuore di un sistema difensivo fatto di mura, torri minori, magazzini e ambienti destinati agli uomini d’arme. Ora volgiti verso la grande Torre. Quando saremo sulla sua sommità ti mostrerò come questo presidio dialogava, attraverso il paesaggio, con le altre strutture difensive del Regno. Osserva la sua forma cilindrica e la poderosa altezza: quasi trenta metri di pietra. Le aperture sono poche, come si conviene a un edificio nato per resistere agli assedi, e l’ingresso originario era sopraelevato, così da poter isolare la Torre in caso di attacco. In alto puoi ancora notare i beccatelli che coronano l’intera circonferenza superiore. Su di essi poggiavano le caditoie, dispositivi di difesa piombante dai quali si potevano scagliare pietre, urina e morga bollente sugli assedianti. Se il nemico fosse riuscito a superare le prime mura, difficilmente avrebbe potuto sperare di andare oltre. Guai a trovarsi qui sotto durante un assedio. Anche la scala in muratura che vedi oggi non appartiene al mio tempo: fu aggiunta in età aragonese, quando queste mura iniziarono lentamente a perdere la loro funzione più aspra e militare. Ora seguimi. Saliamo le scale… e portiamoci sul secondo ponte di legno, più in alto. Da lì entreremo finalmente nella Torre.
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Dentro le Mura
Nel Rivellino